Ed eccomi qui, alla fine, anche io pronta a parlare senza indugi anche di questo romanzo di Paullina, il tassello mancante del puzzle, l'altro pezzo del mio cuore...
E' passato molto tempo dall'ultima volta che ho letto di Tania e Shura e adesso che me li ritrovo davanti sono così diversi, quasi irriconoscibili. Contemporaneamente sto leggendo anche "Il Cavaliere d'Inverno", per la nostra lettura collettiva, e i paragoni sono inevitabili. Lo sarebbero stati comunque.
Le prime pagine sono un pugno diretto allo stomaco. Ora che sono in America, adesso che potrebbero vivere quella vita sullo stile del "...e vissero per sempre felici e contenti", ci sono i dolori dell'anima, i fantasmi del passato che glielo impediscono, che fanno si che anche loro, amanti appassionati e amorevoli, finiscano col ferirsi, farsi del male nel più brutale dei modi.
Personalmente, mi sento di dividere questo libro in quattro parti differenti:
La prima, arriva fino al momento in cui Alexander e Tatiana non sono più costretti a fuggire, quando possono finalmente prendere una dimora stabile, perchè la situazione di lui con il governo Americano è stata chiarita.
In questi momenti ho provato dolore, soprattutto per Alexander. Dio, ma dov'è il mio Shura? Ecco quello che mi domandavo. Insomma, dov'è l'uomo che combatte, la sua forza e la sua dolcezza, quell'essere umano che mai e poi mai avrebbe alzato un solo dito su Tatiana, con l'intento di farle del male e ferirla?
Sentirlo imprecare in continuazione, arrabbiarsi, essere freddo e scostante è stato davvero qualcosa di amaro, che mi faceva male... Al tempo stesso, però, mi dicevo: "Eccola, è questa la forza straordinaria della scrittura di Paullina Simons. Solo lei riesce a dare gioia e dolore in questo modo. E' unica!".
Insomma, mi sono sentita molto legata al libro, in questa parte, ricordandomi di tutto ciò che Alexander aveva dovuto sopportare in "Tatiana&Alexander", e dicendomi con sicurezza che prima o poi lui sarebbe tornato. Doveva succedere!
La seconda parte invece è quella che mi è rimasta più indigesta. E' un continuo sali e scendi, una quotidianità finalmente acquisita, ma vagamente sgradita, amara, priva del sollievo e del conforto che mi ero immaginata.
Alexander diventa ancora più incomprensibile. L'apoteosi del suo atteggiamento sfocia nel mezzo rapporto sessuale con quella donnaccia che è Carmen, nella gelosia verso Tatiana e il suo lavoro d'infermiera, e dentro la rabbia recondita che si porta dietro, e che riversa su di lei, sua moglie, ogni volta che non riesce a vincerla. E infine, il tutto arriva allo scontro più terribile fra Tatia e Shura, quello in cui, per un attimo, pensi che si perderanno, anzi, che infondo si sono già persi da tempo, nel vivere quotidiano, nei problemi delle coppie di tutto il mondo...
Lì, non riconoscevo più neanche Tatiana.
Avrei voluto dire loro: "Ma non ricordate Leningrado? Luga? E Lazarevo....? Possibile che non sappiate più chi siete, e che il vostro amore è stato più forte del suono dei cannoni, di una guerra tremenda e di anni di lontananza e dolore?"
Poi tutto cambia, e in batter di ciglia, sembra che anche questa turbolenza sia passata, in qualche modo, anche se non ho capito bene come...
E si arriva alla terza parte. Innanzitutto c'è un salto temporale, che porta Alexander ad avere cinquant'anni e altri 3 figli, oltre ad Anthony, che ormai è adulto e si arruola per combattere in Vietnam.
Dunque c'è ancora una guerra, e se all'inizio credevo che proprio Anthony ne sarebbe stato il protagonista, mi sbagliavo di grosso. E' di nuovo Alexander a viverla, a partire e lasciare la sua famiglia, in cerca del figlio disperso chissà dove, forse prigioniero o forse sposato e in fuga da tutto, in attesa di un bambino da una prostituta vietnamita.
Questa parte è davvero molto avvincente, perchè in un balzo ti catapulta verso un ambiente più familiare, dove ti sembra più consono vedere Alexander. Si abbandonano i problemi di tutti i giorni, la gelosia e la rabbia folli, e ci si incammina verso un terreno minato dove ciò che si rischia di perdere non è più l'anima o l'integrità, ma di nuovo la vita.
Alexander riesce a ritrovare suo figlio, prigioniero, quasi in fin di vita e mutilato di un braccio. Con la disperazione e la sua forza, riesce a trarlo in salvo, ma ad un prezzo molto caro: la vita di alcuni militari, colleghi ed amici, e il rischio di morire a sua volta, colpito al petto in maniera molto grave.
"Percepì altre cose, altre voci. Aveva le braccia alzate, oggetti acuminati gli pizzicavano l'avambraccio, qualcosa gli gocciolava dentro. Una cosa lunga, sottile e affilata gli entrò nel fianco, come se qualcuno lo pugnalasse direttamente dalla costola al cuore con una piccozza. Non vedeva nulla, nemmeno Tatiana. Gli occhi non gli si aprivano e non gli si chiudevano. Erano immobili" [...]
[...]
"Ah, pensò Alexander, non ansimo più. Il corpo che si rilassa, la mente che si schiariva, le mani, le dita, il cuore che ricevevano conforto...Gli occhi ancora chiusi, e sebbene non vi fossero la nicotina, l'oceano, Luga, i blinchiki, il pane, il silenzio, l'armonia, ancora rumore, ancora baccano, ancora cigolii, eppure...
Il paradiso.E poi si viene fiondati nell'ultima parte, come i titoli di coda di un film, che sono un salto dietro l'altro nel tempo, e Tatia e Shura sono al centro di una casa con ventisei persone di cui, francamente, ricordo molto poco.
Come un cerchio, ecco che la storia si chiude, quasi come era iniziata, con Tatiana seduta su una panchina, intenta a mangiare un gelato, e Alexander che la guarda, dalla fermata di un autobus.
Non sono più a Leningrado e hanno ottant'anni, ma sono innamorati come allora e, come al principio, lui attraversa quella strada per andare da lei, perchè quello era il loro destino.
Ve lo confesso, ho pianto sul finale. "E' finita", sono riuscita a pensare. Ora ho la certezza che non ci saranno più parole per Tania e Shura e che tutta la loro eredità è dentro il mio cuore.
Poco importa che il finale mi abbia lasciato con un senso di vuoto, con quei salti generazionali che sarebbe stato molto meglio veder passare un poco alla volta, attrraverso altri libri, perchè infondo sapevo sin dal principio che Tatia e Shura per me sarebbero sempre stati quelli di Leningrado, di Luga e di Lazarevo....
Edited by **Marlee** - 28/7/2008, 16:43«Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. È scoppiata tutto d'un colpo.»