°°° Paullina Simons World °°°

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"All'ultimo momento...un'intervista con Paullina Simons"
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"Alexander, once you carried me, and now I carry you.
Into my eternity, now I carry you".

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Per il piacere di tutti i fans della Simons, il nostro forum offre una nuova intervista all'autrice. Tratta dal sito ufficiale, è stata tradotta da uno dei nostri utenti, R.Sim(m)ons, che lo staff ringrazia di cuore per il bellissimo lavoro fatto.

****INTERVISTA****



Anche se ora lei vive in Texas, è nata a Leningrado, e ha lasciato l'Unione Sovietica all'età di 10 anni. Si sente interamente americana, o c'è un cuore russo in lei?

P.S: "C'è un cuore russo molto preciso in me; che non muore mai. Credo che si nasca e si viva la propria vita con esso e con esso si muore. Sono davvero un'americana - i miei libri tendono a narrare di cose americane, ma dentro c'è quel tipo di anima russa torturata, sofferente da lungo tempo, dolorante, che si analizza continuamente, al di sotto della felice esteriorità Americana. Si può dire che anche nei miei libri - non posso lasciarla in pace abbastanza, tutto deve avere quell'angolazione spirituale verso di essa.
'Detto questo, non credo che l'America sia senza anima - gli Americani sono più felici dei Russi, ma questo non significa che sono senza un'anima, ma solo che si divertono di più. Il popolo russo tende ad angosciarsi per ogni cosa; come gli Irlandesi, essi amano la poesia, amano ubriacarsi e piangere su queste belle poesie. Gli Americani sono inclini solo ad ubriacarsi!"


Tornando indietro solo un po', quando si è accorta per la prima volta che c'era questa originale storia, Tully, dentro di lei e che stava per sedersi e scrivere un romanzo?

P.S: "Ero in Inghilterra in quel momento, a dire il vero. E avevo sempre detto, 'Voglio essere una scrittrice, voglio davvero essere una scrittrice, voglio essere una scrittrice di romanzi...!' finché un giorno il mio marito di allora mi disse senza mezzi termini di smettere di parlarne, e fare qualcosa di effettivo. 'Se vuoi scrivere,' ha detto, 'scrivi una breve storia, gli scrittori è così che iniziano. E, 'ha aggiunto,' se sei in grado di farlo, ti farò avere un computer.' Così, due giorni dopo mi è venuta questa idea per un breve racconto - una ragazza chiamata Sally Tucker che cerca di scegliere tra i due ragazzi che sta vedendo. Ma quando ho iniziato a scrivere, e Sally è diventata Tully, mi sono resa conto che era semplicemente troppo lungo per essere un racconto breve. E' divenuto evidente che stavo scrivendo di un'intera vita, era un intero romanzo. Così ha avuto davvero inizio. Ho scritto i primi due o tre capitoli mentre ero ancora in Inghilterra e perfino quando poi ho lasciato il paese sapevo che Tully stava per essere il mio primo libro, sapevo che se avessi mai scritto qualcosa, questo sarebbe stato Tully."

Quando lei inizia a scrivere, sa dove è diretta oppure i suoi personaggi la colgono di sorpresa?

P.S: "Beh, con Tully sono stata praticamente costretta a saperlo perché era un libro talmente lungo, anche se devo dire che in origine avevo immaginato per lei un finale diverso. Mentre scrivevo - e forse è stato solo ad un quarto del libro - ho capito che non potevo ottenere il finale che avrei voluto e Dio, questo mi ha spezzato il cuore! Ero in piena crisi. Ma come scrittore sei schiavo dei tuoi personaggi. Non è tanto il fatto che essi prendano il controllo su di te, è solo che bisogna essere coerenti con loro. E una volta che hai fiducia in un personaggio poi sono loro a portare avanti la storia. Analogamente, devono essere coerenti per il tuo lettore. Devi tenere a mente il tuo pubblico; se stai scrivendo cose di cui sai che nessuno si interesserà allora dovresti ripensare a quello che stai facendo! E, naturalmente un libro come Tully, per esempio, che ha avuto così tanti lettori ha provocato reazioni molto diverse da persone diverse. Ma mi ha fatto capire che finché scrivi qualcosa che senti vero, allora stai andando bene."

Ci racconi un po' di più di Didi (il nome completo è Desdemona), il personaggio centrale in Eleven Hours, qual'è l'origine del suo nome, le assomiglia, da dove proviene?

P.S: "E' divertente, glielo racconto, ho sempre voluto chiamare un personaggio Desdemona - una donna il cui nome sarebbe la sua più grande punizione e la sua più grande ricompensa. Perché come si fa a vivere la propria vita con un nome come quello! Quindi, in Eleven Hours c'è questa donna di nome Desdemona e lei è la donna più comune di sempre - è felicemente sposata, ha dei bambini, non è una celebrità, non è famosa, è nella media, la tipica casalinga. E tuttavia ha questo nome, questo nome di peso, Desdemona. Qualcosa sta per accaderle! 'In larga misura il libro ha a che fare con il destino e le problematiche che non si possono controllare - pensi che tutto vada bene e di essere a capo della tua vita, poi improvvisamente scopri che non sei a capo di niente. Probabilmente non sono così apertamente religiosa come è Didi, ma ciò che abbiamo in comune è questa sensazione che davvero siamo governati dal destino. Vi sono forze che agiscono su di noi su cui non abbiamo alcun controllo. Ma una volta che ci troviamo in quelle situazioni sta a noi far fronte a quello che ci è stato dato."

USA Today ha descritto Tully come 'una protagonista tanto profondamente americana e attuale quanto una crisi di identità.' Pensa che la sua 'anima' russa le consenta di vedere la cultura americana da un'angolazione un po' più distaccata e quindi più accurata?

P.S: "Credo che quello che la mia parte russa mi permette di fare è vedere la cultura americana da una prospettiva più obiettiva - e una soggettiva allo stesso tempo. In altre parole, poiché non sono cresciuta con tutte le cose che gli americani danno per scontate, sono in grado di esaminare la questione e dire, 'siamo così fortunati, abbiamo così tante cose, così tante opportunità ... ' Io tendo ad essere una grande ottimista quando si tratta degli Stati Uniti e dello stile di vita americano, credo proprio perché non sono nata dentro di esso. E' molto più facile per le persone che c'erano dire,' ... ma guarda questo e guarda quello ... ' e per me dire, 'sì, sì, hai ragione, ma guarda anche questo.' Questo è ciò che mi consente di farlo."

Una volta lei ha detto al New York Times che ha lavorato fino alle quattro o alle cinque del mattino mentre scriveva Tully, un libro 'scritto con grande eccitazione'. E' ancora questo il suo modo di scrivere? E' compulsiva?

P.S: "Devo dirglielo - sono un po' così con tutto, e non è necessariamente una buona cosa. Ecco come vanno le cose. Sono seduta al computer e la sto tirando per le lunghe, pensando 'Ok, sono riuscita a cominciare a scrivere, sono riuscita a cominciare a scrivere...' Poi vedo i giochi di carte che ho lì sopra - il solitario e così via, quindi penso, 'allora, giochiamoci solo una partita'. Due ore più tardi ... sto ancora cercando di mettere le mie 52 carte tutte in fila! Più o meno tutto ciò che faccio va così! Non voglio né iniziare né finire nessuna cosa; sono costantemente in uno stato fluido. Però sì, ho scritto Eleven Hours nello stesso modo - davvero alla stessa velocità con cui lo si legge."

Pensa che Eleven Hours sarebbe stato un libro così emotivo se non fosse stata incinta quando lo ha scritto?

P.S: "Io penso di no. Non sono sicura che sarebbe stato possibile se non fossi stata incinta e, infatti, non penso neanche che avrei potuto scriverlo in un qualsiasi momento precedente della mia gravidanza. Penso proprio che il libro è come il mio incubo, il mio incubo delle doglie. Il libro culmina con le doglie, proprio come la gravidanza culmina nelle doglie - quella cosa nella quale nessuno può aiutarti. La sua forza è così diretta e così incredibile, sei alla disperata ricerca di aiuto e tuttavia sei da sola con te stessa. Nessuno può aiutarti. E in quel momento si riesce a uscirne fuori dall'altra parte.
'E' stato molto inquietante scrivere Eleven Hours. Ho avuto così tanti timori a causa della mia gravidanza - avevo paura a uscire di casa, paura di entrare in auto, paura di un incidente. E tuttavia perfino i più fragili esseri umani - e non si può immaginare nulla di più fragile di una donna incinta con un'altra vita dentro di lei - superano la prova di resistenza a cui sono sottoposti. Non si può credere quali esperienze gli esseri umani hanno vissuto ed eppure ne sono usciti vivi e intatti dall'altra parte - forse perfino più forti per l'esperienza. Come sopravvivono le persone ai campi di lavoro, alla perdita dei loro figli...? Non lo so, io non lo so. Ma in qualche modo vanno avanti e vivono e ridono di nuovo."


Una volta ha detto in un'intervista che, quando ha avuto la sua prima gravidanza, sua madre l'ha messa in guardia, 'Oh qui finisce la tua carriera...!' ma lei non pare averci fatto caso!

P.S: "Feci caso a quello che mi disse. Avevo solo 23 anni e lei era mia madre, che aveva avuto la sua propria esperienza di rinunciare a una carriera per il bene della sua famiglia. Dunque non avrei potuto dire su due piedi, 'no mamma, è completamente falso, posso avere entrambe le cose.' Ma credevo proprio che la mia vita stesse per avere una svolta. E il motivo per cui lo feci è che ho pensato che ci sarebbe stata. Si devono fare delle scelte, ovviamente, ma alla fine ho pensato dentro me stessa, se desideri avere entrambe le cose, ce la puoi fare."

'Tranne Rich, il suo incontro.' (???)

'Tranne Donna, mia moglie.' (???)

Uno scambio molto semplice in Eleven Hours, ma non si accenna all'equilibrio in cui stiamo ai giorni nostri tra lavoro e famiglia, tempo per gli affari e per la famiglia. Stiamo facendo la cosa giusta?

P.S: "'A volte penso che davvero stiamo sbagliando e che grazie a Dio sono assolutamente fortunata a essere sposata con un uomo che ha questo equilibrio bene in mano. E' la mia più grande felicità che ho nella vita, ma vedo un sacco di matrimoni, un sacco di famiglie, dove l'equilibrio è veramente triste e diseguale. Alla fine la famiglia diventa quasi come due vite: la mamma con i suoi bambini a casa e poi il papà fuori a guadagnarsi da vivere - sebbene forse egli si trovi anche in una posizione migliore per avere una vita al di fuori.
'Una volta che entri dentro una routine è difficile tornare indietro e pensare, fermati, guardiamo questa cosa in modo differente. Lavoro dalle 10 del mattino alle 6 del pomeriggio a casa, e così sento i miei figli giù al piano di sotto. Ma è ancora dalle 10 alle 6 che loro sono svegli e a volte penso, 'caspita, c'è un'altra persona che si sta prendendo cura di loro - anche se sono proprio qui, di sopra nella mia stanza, io non sono con loro.' E poi vedo le altre mamme camminare per la strada con i loro bimbi e ci si chiede, sto facendo la cosa giusta?"


Il suo primo romanzo è stato un poema epico, le esigenze della trama nel suo secondo romanzo, Read Leaves, devono averle imposto sempre più limiti, e lei sembra essere sempre più severa con se stessa in ogni libro - nel l'ultimo si è data letteralmente undici ore di tempo entro il quale l'intera storia è contenuta. E' come se si desse una nuova sfida ogni volta!

P.S: "Sì! Un obiettivo più stringente ogni volta! Ho già pianificato tutto - ecco come andrà: la prossima volta sarà un racconto breve, diciamo ad esempio, per una rivista; poi un articolo mirato su un giornale; poi sarà una colonna di 500 parole sul Newsweek dopodiché ridurrò me stessa a un Giorno di Vita su Reader's Digest! Riuscirò a comprimere la mia vita in un paragrafo!
'Più seriamente, il mio prossimo libro, The Bronze Horseman, è - non voglio dire 'epico' - ma più un romanzo sul tipo di Tully. Racconta la storia di una ragazza russa e di un soldato americano durante la Seconda Guerra Mondiale - la storia di un grande amore durante un tempo di immensa tragedia."



P.s Quelle frasi lasciate in grigio, probabilmente si riferiscono a battute del romanzo "Eleven Hours", dal momento che il marito di Didi si chiama, se non sbaglio, Richard (Rich potrebbe essere l'abbreviativo di questo nome).

«Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. È scoppiata tutto d'un colpo.»


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"Ho un angelo che mi guarda dietro la spalla stanca, un angelo senza bilancia non pesa la mia giornata. Un angelo che non mi condanna quando la rosa ferisco, quando fuggo la speranza, quando batto la fronte sulla pietra del disinganno, quando inganno la morte con rondini di carta. Ho un angelo che mi salva dietro la spalla stanca."

"Sono io, io c’ero sempre, non ti ho mai lasciata, il tuo angelo custode. Credi davvero che tu eri senza di me fino ad ora? C’era una continuità tra noi, tu mi toccavi."

Ma tu dimmi, perché mi servi, angelo?
"Io non so, mi comandano. Tu non mi piaci, tu sei goffo e opaco, il tuo corpo è il mio esilio, io sono servo, un angelo missionario."
Allora chi ti manda?
"Tu pensa a chi t’ama e saprai chi mi guida. Io sono soltanto le mani che tende colui che ama l’altro. (...) Le mani di chi ama con ansia vitale terminano in angeli."
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"If I could dream at all, it would be about you. And I'm not ashamed of it."
● Edward Cullen ●
~

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● Le mie iniziative:

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view post Posted on 8/9/2008, 11:25Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 21/3/2009, 14:59


Bellissima intervista! Complimenti per la traduzione R.Sim(m)ons!!!!!

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Più come pro forma che perchè ne sentisse il bisogno, chiuse gli occhi e cominciò a recitare l'Atto di Dolore, come sempre in francese. Mon Dieu, je regrette... eppure non si pentiva di nulla; era fin troppo tardi per qualunque pentimento.
Avrebbe ritrovato Claire una volta morto? Si domandava. O magari, come si aspettava, sarebbe stato condannato alla separazione per un po'? In ogni caso l'avrebbe rivista: si aggrappò a quella convinzione con molta più fermezza di quanta non ne provasse nell'abbracciare i dogmi della Chiesa.
Dio gliel'aveva data, Dio gliel'avrebbe restituita.
image "Il Cerchio di Pietre" Diana Gabaldon image


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view post Posted on 8/9/2008, 22:13Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 27/12/2009, 13:32


Grazie mille care **ADMINS** image

Nel tempo a disposizione, spero di riuscire ad aiutare ancora il forum... image

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E' tutto meritato, R. Sim(m)ons! Per me è stato davvero un piacere leggere questa intervista. Mi sono piaciute molto alcune risposte della Simons, tipo quella alla domanda circa il suo essere compulsiva. Da aspirante scrittrice (più che altro "sperante") ho ritrovato alcune cose di me in quello che ha detto Paullina. Che sia un buon segno? Spero di si! :2ng9cef.gif:


«Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. È scoppiata tutto d'un colpo.»


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"Ho un angelo che mi guarda dietro la spalla stanca, un angelo senza bilancia non pesa la mia giornata. Un angelo che non mi condanna quando la rosa ferisco, quando fuggo la speranza, quando batto la fronte sulla pietra del disinganno, quando inganno la morte con rondini di carta. Ho un angelo che mi salva dietro la spalla stanca."

"Sono io, io c’ero sempre, non ti ho mai lasciata, il tuo angelo custode. Credi davvero che tu eri senza di me fino ad ora? C’era una continuità tra noi, tu mi toccavi."

Ma tu dimmi, perché mi servi, angelo?
"Io non so, mi comandano. Tu non mi piaci, tu sei goffo e opaco, il tuo corpo è il mio esilio, io sono servo, un angelo missionario."
Allora chi ti manda?
"Tu pensa a chi t’ama e saprai chi mi guida. Io sono soltanto le mani che tende colui che ama l’altro. (...) Le mani di chi ama con ansia vitale terminano in angeli."
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